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lunedì 13 ottobre 2014

Patrick Modiano #approfondimenti

Buonasera cari book lovers,

non so voi, ma confesso la mia ignoranza riguardo al Premio Nobel per la Letteratura del 2014: Patrick Modiano.
Proviamo quindi a conoscere e a trarre qualche spunto di riflessione riguardo a questo scrittore.
Nato a Boulogne-Billancourt, nei pressi di Parigi, nel 1945 da un ebreo di origine italiana e un'attrice belga, conosce nel corso degli studi e della formazione liceale Raymond Queneau. Tramite questi conosce il celebre editore francese Gallimard presso cui pubblica il primo romanzo La Place de l'Etoile, che viene ben accolto dalla critica.
I suoi libri sono ambientati soprattutto nella Parigi della seconda guerra mondiale e ruotano attorno alla figura dell'ebreo, dello straniero, dell'esule. Il personaggio del padre è spesso ricordato dalle parole di Modiano, che fissa la sua attenzione sulle azioni del padre, vittima del Nazismo ma disposto a tutto, anche a sfruttare potenti amicizie collaborazioniste, pur di salvarsi.
Nel 1978 vince il premio Goncourt con il romanz Rue des Boutiques Obscures, che richiama la famosa via Delle Botteghe Oscure, dove l'autore risiedette.
Lavora come documentarista per Carlo Ponti e paroliere per Françoise Hardy. Scrive in tutto trenta romanzi, tra cui, pubblicati in Italia, Dora Bruder (Guanda), Sconosciute, Bijou, Un pedigree, l'Orizzonte e Nel caffè della gioventù perduta (Einaudi).
L'Accademia Reale di Svezia lo ha preferito a oltre 200 candidati attribuendo la decisione alla sua prosa della memoria, in grado di evocare "i destini umani più inafferabili" e svelare "il mondo dell'occupazione."
Definito dalla critica il Proust dei nostri tempi, è osannato da più parti per il suo stile preciso, nitido e musicale in grado di rievocare le atmosfere di una Parigi passata e renderle vibranti nel presente.
Personalmente, non penso che avrei mai avuto la curiosità di scoprire questo scrittore se non avesse vinto il Nobel: ora la questione da risolvere è se credere nelle capacità critiche dei giudici dell'Accademia oppure no. Magari, in futuro qui sul Club, potremo parlare e commentare uno dei libri del nuovo Premio Nobel... A presto!



"Siamo davvero sicuri che le parole scambiate tra due persone durante il loro primo incontro si siano disperse nel nulla, come se non fossero mai state pronunciate? E quel mormorio di voci, quelle conversazioni al telefono da un centinaio di anni a questa parte? Le migliaia di parole sussurrate nell’orecchio? Tutti quei brandelli di frasi così poco importanti da essere condannati all’oblio?"

L'Orizzonte (Einaudi)

mercoledì 8 ottobre 2014

#weekly quotes


Vedi, ci sono momenti in cui la perfezione stessa appare in una mano o in un volto, in qualche sfumatura sui fianchi di una collina o sul mare, momenti in cui ti si paralizza il cuore di fronte al miracolo della bellezza… Quella creatura mi pareva in quel momento un superbo uccello acquatico, ora un airone, ora un cigno. Ho detto che i suoi capelli erano biondi, ma no, come muoveva leggermente la testa prendevano talora dei riflessi azzurrini, talora sembravano percorsi da un fuoco leggero. Le scorgevo di profilo il seno, morbido e delicato come il petto di una colomba. Ero diventato puro sguardo. Vedevo qualcosa di antico, perché sapevo non di vedere una cosa bella ma la bellezza stessa, come sacro pensiero di Dio. Scoprivo che la perfezione, a scorgerla per una volta, e una volta sola, era qualcosa di lieve e leggiadro. Guardavo quella figura da lontano, ma sentivo che su quell’immagine non avevo presa, come accade quando sei avanti negli anni, e ti sembra di scorgere segni chiari sopra una pergamena, ma sai che appena ti avvicinerai essi si confonderanno, e che non potrai mai leggere il segreto che quel foglio ti prometteva – o come nei sogni, che ti appare qualche cosa che vorresti, allunghi la mano, muovi le dita nel vuoto, e non afferri nulla.

Umberto Eco
Baudolino


domenica 5 ottobre 2014

I fantasmi del cappellaio

Buonasera cari amici del blog,

periodo intenso e pieno zeppo di attività e festival. In questi giorni c'è stato il festival di Internazionale a Ferrara, oggi è stata inaugurata la "Domenica della carta" in molti archivi e biblioteche, che hanno aperto al pubblico.
Questo autunno sembra essere ricco di iniziative e buoni proposito letterari.
Quali libri state leggendo?
Io ho da non molto concluso la lettura di un libro molto interessante, che ho avuto la fortuna di conoscere grazie al forum Il club del libro (che vi consiglio di frequentare): I fantasmi del cappellaio di Georges Simenon.


Scheda tecnica: pubblicato da Adelphi in Italia nel 1997, racchiude in circa 180 pagine il romanzo del maestro del giallo, Georges Simenon, famoso per la serie di storie dedicate alle inchieste del commissario Maigret. L'edizione Adelphi contiene, oltre al vero e proprio romanzo, un'appendice che contiene due bravi racconti riguardanti il nucleo delle vicende che coinvolgono il cappellaio e che costituiscono i primi lavori di Simenon alla storia, che egli decide di rielaborare e sviluppare attraverso punti di vista e schemi diversi.

Confesso che era il primo libro di Simenon che leggevo e devo dire che sono stata piacevolmente colpita, non essendo grande amante del genere giallo. 
Non si tratta, infatti, di un classico romanzo giallo, in cui un investigatore cerca di scoprire dove si celi l'assassino e perché abbia compiuto il delitto. Siamo informati sin dalle prime pagine che l'assassino è il cappellaio e Simenon lascia che sia il suo punto di vista e, soprattutto, i suoi pensieri a guidarci attraverso la narrazione. Il signor Labbé, il cappellaio strangolatore di donne di mezza età, pare agire con una lucidità e una freddezza glaciale, spinto da un motivo ben preciso che però non ci viene detto, se non nelle ultime pagine del romanzo.
Il punto di forza di questo libro sta proprio qui: utilizzare il punto di vista dell'assassino e far capire fin dall'inizio chi sia l'autore dei delitti, eliminando l'aspetto più spesso banale dei gialli, ossia le indagini classiche da parte degli investigatori. Qui si tratta invece di sondare e scavare nella psiche di un uomo che non ritiene in alcun modo di avere un problema ma che pensa di agire per il meglio e seguendo un piano preciso e, soprattutto, con un termine prestabilito. 
Il signor Labbé inizialmente suscita pena e pietà per la sua solitudine e il suo completo isolamento ma, dopo il mancato omicidio della settima donna, qualcosa in lui crolla. La sua lucidità e la razionalità con cui maschera la sua foga criminale vengono meno. Inizia a essere consapevole di non poter smettere, di non avere davvero il controllo assoluto sulle sue azioni e di non riuscire, proprio come scrivono i giornali che lui tanto osteggia, a smettere. Crolla la maschera, e crolla lui. Inesorabilmente.
Interessante il legame che il cappellaio instaura con il sarto, che vive al lato opposto della strada, il povero Kachoudas. Questi scopre il segreto del cappellaio, lo segue, lo osserva e lo spia ma non riesce mai a trovare il coraggio per denunciare i delitti; Labbé osserva quasi divertito i dilemmi esistenziali del suo vicino di casa, affezionandosi e godendo di essere il fulcro delle sue attenzioni. Leggendo anche i racconti "Il piccolo sarto e il cappellaio" e il brevissimo "Benedetti gli umili", che Simenon ha scritto prima del romanzo, si nota come nei primi due racconti è il sarto il protagonista e il narratore della vicenda mentre il cappellaio è oggetto delle indagini ma non soggetto. La scelta di lasciare sempre più da parte la figura del sarto per addentrarci sempre più all'interno della psiche distorta del signor Labbé è fortemente voluta e penso sia il motivo di maggior pregio di questo libro.
Bellissime le ambientazione e il ritmo della narrazione, una bella prova di stile e di esercizio per Simenon.

"Era il 3 dicembre, e continuava a piovere. Il numero 3 spiccava, enorme, nerissimo, panciuto, sul bianco smagliante del calendario appeso, a destra della cassa, al tramezzo di legno scuro che divideva il negozio dalla vetrina. Erano passati esattamente venti giorni, dato che la cosa era accaduta il 13 novembre (un altro 3 ugualmente panciuto sul calendario), dal primo delitto, da quando, cioè, un'anziana donna era stata assassinata vicino alla chiesa di Saint-Sauveur, a pochi passi dal canale."

Voto: 3 stelline

mercoledì 24 settembre 2014

#weekly quotes


Con la lettura ci si abitua a guardare il mondo con cento occhi, 
anziché con due soli,
 e a sentire nella propria testa cento pensieri diversi, anziché uno solo. 
Si diventa consapevoli di se stessi e degli altri. 
Gli uomini senza la lettura non conoscono che una piccolissima parte delle cose che potrebbero conoscere. 
La lettura può dare cento, mille vite diverse ed una sapienza ed un dominio sulle cose del mondo che appartengono solo agli dei.


Sebastiano Vassalli



sabato 20 settembre 2014

Il mondo di Sofia

Buongiorno cari book lovers e buon w-e,

come procedono le vostre letture?
Io, tra un libro e l'altro, vorrei parlarvi di un testo che penso dovrebbe essere inserito tra i libri "obbligatori" alle scuole superiori: Il mondo di Sofia di Jostein Gaarder.


Scheda tecnica: pubblicato da Longanesi nel lontano 1994 e oggetto di numerosissime ristampe, ha ottenuto un successo pazzesco, ben al di fuori della nazione dell'autore. Jostein Gaarder, di cui abbiamo già avuto modo di parlare riguardo al suo L'enigma del solitario, norvegese, insegnante di filosofia, è diventato famoso grazie al libro di cui parleremo oggi.

542 pagine (io ho una vecchissima edizione, trovata in biblioteca) per raccontare la storia della filosofia attraverso l'espediente letterario del romanzo, in cui una ragazzina, Sofia, viene istruita da un misterioso insegnante, Alberto Knox, che decide di istruire la quattordicenne e trasmetterle le riflessioni e le scoperte più importanti a cui la mente dell'uomo è giunta attraverso il passare dei secoli.
A partire dal mondo greco, da Socrate, Platone, Aristotele, passando attraverso la filosofia medievale di Tommaso d'Aquino, giungendo ai romantici, a Hegel, Marx, Freud e Sartre. 
Una cavalcata attraverso tutta la storia del pensiero umano, un regalo che un insegnante decide di offrire a una bambina che sta ormai diventando donna e deve imparare a pensare.
La cornice letteraria rimane marginale, non particolarmente solida, un chiaro espediente per contenere in una formula leggera e agile l'insegnamento che lo scrittore si propone di trasmettere. Questo libro può essere considerato a tutti gli effetti un vero e proprio manuale di filosofia, e deve essere giudicato come tale; a differenza dell'Enigma del solitario, dove la trama regge, scorre con coerenza e con grande abilità, qui il contesto non risulta particolarmente credibile perché non è questo, in fondo, che conta ma l'intento di proporre, primo esempio in letteratura, un manuale facile, fruibile, scritto in modo comprensibile e scorrevole, della storia del pensiero umano.
Un libro che non gode tanto di valore letterario ma che è l'opera di uno scrittore dotato di una penna fortunatissima e della rara capacità di comunicare concetti complessi in termini chiari e appassionanti.
Un ottimo strumento che gli insegnanti di filosofia, e non solo, dovrebbero imparare a sfruttare per dare nuova linfa alla loro materia, non sempre facilmente fruibile o non sempre apprezzata come meriterebbe.
Ottimo lo stile di Gaarder, chiaro e allo stesso tempo mai banale, dotato di limpidezza espositiva e di momenti di piacevole lirismo.

"Non so se sono d'accordo. Non è proprio ponendoci queste domande che sentiamo di vivere? Inoltre è sempre avvenuto che, quando l'uomo si è sforzato di trovare una risposta alle grandi domande, ha trovato risposte chiare e definitive a domande minori. Scienza, ricerca e tecnica sono nate, per così dire, dal senso delle riflessioni filosofiche. In fondo non è stato lo stupore dell'uomo verso l'esistenza che alla fine lo ha portato sulla luna?"

Voto: 3 stelline

mercoledì 17 settembre 2014

La nostalgia felice

Bentrovati cari book lovers,

oggi vi propongo la recensione di un romanzo di una scrittrice molto amata, pubblicata da una casa editrice molto in interessante, che però non mi ha convinta: La nostalgia felice di Amélie Nothomb.


Scheda tecnica: pubblicato da Voland nel 2014 al prezzo di 14 euro, è l'ultima opera della scrittrice Amélie Nothomb, nata in Giappone, luogo dove trascorre l'infanzia a fianco del padre diplomatico. A 21 torna in Giappone dove lavora per un anno in un'impresa: l'esperienza disastrosa le fornirà ispirazione per un romanzo che le regala un grande successo. Da allora scrive quasi un libro all'anno ottenendo premi e successi di pubblico. Vive tra Parigi e Bruxelles. 

Questo breve romanzo (118 pagine) vuole essere una sorta di resoconto del ritorno della scrittrice nel suo amato Giappone dopo anni e anni di assenza. Il viaggio è documentato da una troupe televisiva, che segue attentamente la Nothomb durante il suo viaggio nei ricordi di un tempo passato, punteggiato da felici momenti scolastici, un intenso amore giovanile e una tata adorata.
La scrittrice parla in prima persona, spiegando e descrivendo i suoi contrastanti stati d'animo nel relazionarsi con questo ritorno "a casa" e con il suo rapporto complesso e radicato con il Giappone.
Le pagine sono quindi scandite dal flusso di pensieri della Nothomb e dai suoi incontri.
Onestamente mi aspettavo altro da questa lettura. Probabilmente è stato un errore approcciarsi per la prima volta questa scrittrice attraverso questo libro: l'intento quasi autocelebrativo, il focus su se stessa, e lo scarso interesse nelle descrizioni del Giappone, lasciano ben poco al lettore.
Un libro che non veicola alcun messaggio, abbastanza inutile, a mio parere, la lettura di queste pagine e sconsigliata.
Probabilmente sarebbe meglio provare la lettura di altre opere e dare la possibilità alla Nothomb, molto amata dal pubblico, di far sentire la propria voce attraverso altre pagine.
Voi che ne pensate??

Voto: 1 stellina

domenica 14 settembre 2014

Premio Campiello - stravince il più giovane: Giorgio Fontana

Buona domenica cari book lovers,

ieri sera la grande finale del Premio Campiello che ha visto vincere il più giovane tra i cinque finalisti: Giorgio Fontana con il suo Morte di un uomo felice edito da Sellerio.
Fontana, 33 anni, supera con 107 voti su 291 della Giuria dei Trecento Lettori Anonimi i suoi rivali: Michele Mari si piazza secondo con il suo romanzo d'avventura, picaresco, di stampo classico Roderick Duddle (Einaudi), seguito da Mauro Corona e il suo La voce degli uomini freddi (Mondadori),  Giorgio Falco con La gemella H (Einaudi) e ultima Fausta Garavini con Le vite di Monsù Desiderio (Bompiani).

Originario di Saronno, Fontana, che di giorno lavora in una agenzia di software e di sera scrive, aveva spiegato parlando del suo libro: "Quello che più mi stava a cuore è il rapporto tra padre e figlio a cui sono legati temi come la riflessione sulla giustizia e il rapporto fra generazioni. Ho fatto un lavoro di ricerca molto grosso e ho usufruito del distacco che mi può dare non aver vissuto quegli anni. E Milano, è qualcosa di più di uno sfondo nel libro, è una mia ossessione narrativa. La amo e la odio".

Il romanzo, che narra le vicende del magistrato Giacomo Colnaghi e della sua lotta la terrorismo nella Milano degli anni '80 con lo sfondo della storia di suo padre partigiano, è stato accolto molto positivamente e sottolinea la linea di questo premio, che punta a diventare promotore di giovani talenti e modello per le generazioni attuali.

Ringraziando il Presidente di Confindustria Veneto, Zuccato, che gli ha consegnato il premio, Fontana ha dichiarato: "Grazie di cuore alla giuria dei Letterati, dei lettori. Al mio editore Sellerio. Lo prendo come una pacca sulla spalla per lavorare meglio. Come diceva Stephen King quando si scrivere bisogna chiudere la porta e lasciare tutto dietro di se però poi quando si apre la porta e non trovi nessuno ci rimani male".


Ora, non ci resta che leggere il libro.
Io sono curiosissima. Voi??
Buona domenica di letture!