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domenica 5 ottobre 2014

I fantasmi del cappellaio

Buonasera cari amici del blog,

periodo intenso e pieno zeppo di attività e festival. In questi giorni c'è stato il festival di Internazionale a Ferrara, oggi è stata inaugurata la "Domenica della carta" in molti archivi e biblioteche, che hanno aperto al pubblico.
Questo autunno sembra essere ricco di iniziative e buoni proposito letterari.
Quali libri state leggendo?
Io ho da non molto concluso la lettura di un libro molto interessante, che ho avuto la fortuna di conoscere grazie al forum Il club del libro (che vi consiglio di frequentare): I fantasmi del cappellaio di Georges Simenon.


Scheda tecnica: pubblicato da Adelphi in Italia nel 1997, racchiude in circa 180 pagine il romanzo del maestro del giallo, Georges Simenon, famoso per la serie di storie dedicate alle inchieste del commissario Maigret. L'edizione Adelphi contiene, oltre al vero e proprio romanzo, un'appendice che contiene due bravi racconti riguardanti il nucleo delle vicende che coinvolgono il cappellaio e che costituiscono i primi lavori di Simenon alla storia, che egli decide di rielaborare e sviluppare attraverso punti di vista e schemi diversi.

Confesso che era il primo libro di Simenon che leggevo e devo dire che sono stata piacevolmente colpita, non essendo grande amante del genere giallo. 
Non si tratta, infatti, di un classico romanzo giallo, in cui un investigatore cerca di scoprire dove si celi l'assassino e perché abbia compiuto il delitto. Siamo informati sin dalle prime pagine che l'assassino è il cappellaio e Simenon lascia che sia il suo punto di vista e, soprattutto, i suoi pensieri a guidarci attraverso la narrazione. Il signor Labbé, il cappellaio strangolatore di donne di mezza età, pare agire con una lucidità e una freddezza glaciale, spinto da un motivo ben preciso che però non ci viene detto, se non nelle ultime pagine del romanzo.
Il punto di forza di questo libro sta proprio qui: utilizzare il punto di vista dell'assassino e far capire fin dall'inizio chi sia l'autore dei delitti, eliminando l'aspetto più spesso banale dei gialli, ossia le indagini classiche da parte degli investigatori. Qui si tratta invece di sondare e scavare nella psiche di un uomo che non ritiene in alcun modo di avere un problema ma che pensa di agire per il meglio e seguendo un piano preciso e, soprattutto, con un termine prestabilito. 
Il signor Labbé inizialmente suscita pena e pietà per la sua solitudine e il suo completo isolamento ma, dopo il mancato omicidio della settima donna, qualcosa in lui crolla. La sua lucidità e la razionalità con cui maschera la sua foga criminale vengono meno. Inizia a essere consapevole di non poter smettere, di non avere davvero il controllo assoluto sulle sue azioni e di non riuscire, proprio come scrivono i giornali che lui tanto osteggia, a smettere. Crolla la maschera, e crolla lui. Inesorabilmente.
Interessante il legame che il cappellaio instaura con il sarto, che vive al lato opposto della strada, il povero Kachoudas. Questi scopre il segreto del cappellaio, lo segue, lo osserva e lo spia ma non riesce mai a trovare il coraggio per denunciare i delitti; Labbé osserva quasi divertito i dilemmi esistenziali del suo vicino di casa, affezionandosi e godendo di essere il fulcro delle sue attenzioni. Leggendo anche i racconti "Il piccolo sarto e il cappellaio" e il brevissimo "Benedetti gli umili", che Simenon ha scritto prima del romanzo, si nota come nei primi due racconti è il sarto il protagonista e il narratore della vicenda mentre il cappellaio è oggetto delle indagini ma non soggetto. La scelta di lasciare sempre più da parte la figura del sarto per addentrarci sempre più all'interno della psiche distorta del signor Labbé è fortemente voluta e penso sia il motivo di maggior pregio di questo libro.
Bellissime le ambientazione e il ritmo della narrazione, una bella prova di stile e di esercizio per Simenon.

"Era il 3 dicembre, e continuava a piovere. Il numero 3 spiccava, enorme, nerissimo, panciuto, sul bianco smagliante del calendario appeso, a destra della cassa, al tramezzo di legno scuro che divideva il negozio dalla vetrina. Erano passati esattamente venti giorni, dato che la cosa era accaduta il 13 novembre (un altro 3 ugualmente panciuto sul calendario), dal primo delitto, da quando, cioè, un'anziana donna era stata assassinata vicino alla chiesa di Saint-Sauveur, a pochi passi dal canale."

Voto: 3 stelline

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