oggi parliamo di una mia nuova lettura che merita una recensione: Terre selvagge, ultima opera di Sebastiano Vassalli, autore molto conosciuto e apprezzato.
Scheda tecnica: pubblicato da Rizzoli nel 2014, al prezzo di 18 euro, descrive, in 297 pagine, la straordinaria (per numero di uomini e di vittime e per il valore storico dell'evento) battaglia combattuta ai Campi Raudii, presso il Piemonte, tra l'esercito romano guidato dall'homo novus Caio Mario e lo schieramento dei barbari Cimbri, arrivati dalla Danimarca per conquistare il mondo intero. Siamo nell'anno 101 a.C, a Roma vige la repubblica e gli scontri tra uomini nuovi e vecchi aristocratici, come Lutazio Catulo e Silla, costellano la variegata politica dell'Urbe. Ma la minaccia dei Cimbri induce il senato ad affidare a Caio Mario la salvezza dell'intero impero.
Una lettura sicuramente piacevole. Estremamente interessante il soggetto del libro, la decisione di affrontare da un punto di vista storico e documentario un evento poco conosciuto e spesso taciuto. Vassalli procede in modo rigoroso e meticoloso, non trascurando di contestualizzare la vicenda, di elencare fonti e autori antichi, problematizza la questione e descrive in modo scrupoloso e attento le popolazioni coinvolte: non solo i Romani e i Cimbri ma anche i Galli, che all'epoca abitavano quella porzione di pianura corrispondente all'odierno Piemonte.
Assolutamente pregevole lo sforzo di Vassalli di divulgare informazioni e dati che attestano, anzi confermano, la presenza di un passato molteplice e variegato attorno all'area della pianura padana.
Evidente l'amore per questa terra e per la sua storia da parte dello scrittore.
Alcuni dubbi riguardano alla resa e al modo attraverso cui la vicenda è stata trasmessa. L'autore introduce alcuni protagonisti che seguono parte delle complicate trame attorno cui si è sviluppata la battaglia, cercando di proporre personaggi dotati di individualità e spessore psicologico, però non segue in maniera uniforme questa impostazione. Spesso ci sono momenti in cui interviene per interrompere la narrazione e inserire inserti descrittivi ed esplicativi in relazioni a fatti e dati. Questi interventi, pur pregevoli e dall'ottimo valore filologico, spezzano la narrazione. Non si tratta quindi di un romanzo vero e proprio, ma nemmeno di un saggio divulgativo. Questo libro si pone a metà strada tra i due generi, e l'effetto non sempre riesce.
Inoltre alcuni refusi e alcune scelte grammaticali (l'abuso dei due punti) rendono a volte non del tutto piacevole la lettura.
Un libro che, comunque, per il suo alto valore educativo, andrebbe letto, e consigliato ai ragazzi.
"La pianura del Po è una lavagna su cui sono state scritte infinite storie che poi il tempo si è incaricato di cancellare per scriverne delle altre; e così deve anche essere successo con la madre di tutte le storie, cioè questa."
Voto: 2,5 stelline

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