Etichette

venerdì 20 febbraio 2015

Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?

Buonasera cari book lovers,

spostiamo il nostro sguardo verso il nord-europa e immergiamoci nella lettura di uno scrittore norvegese molto interessante e parecchio famoso nella penisola scandinava: Che ne è stato di te, Buzz Aldrin? di Johan Harstad.


Scheda tecnica: pubblicato da Iperborea nel 2008 al prezzo di 16.50 euro, è stato il romanzo che ha inserito Harstad tra i più promettenti scrittori norvegesi attirando l'attenzione di critica e pubblico. Nato nel 1979 a Stavanger, ha debuttato nel 2001 con una raccolta di racconti e si cimenta anche nella creazione di opere teatrali, oltre che nell'attività di musicista di un gruppo rock.

Protagonista della vicenda è Mattias, nato, per un caso fortuito, il 20 luglio 1969 più o meno quando Neil Armstrong posò il piede sulla Luna, il piccolo grande passo di un uomo. Segnato da questa coincidenza, Mattias coltiva fin da piccolo la passione per lo spazio e per gli astronauti, focalizzando la sua attenzione, però, non sul famoso Neil Armstrong ma piuttosto su Buzz Aldrin, il secondo pilota, quello che non si nota, quello che compie il suo lavoro e poi si allontana defilato senza cercare la luce dei riflettori. Mattias ama stare in un angolo. Trascorre tutta la vita sforzandosi di non far notare mai la sua presenza, felice di essere invisibile per la maggior parte delle persone che lo circondano.
Solo una volta, per conquistare Helle, sua compagna di scuola, metterà in mostra le sue doti canore, esibendosi davanti a tutta la scuola stupefatta e ammirata. Dopo gli studi, Mattias decide di intraprendere la tranquilla e riparata vita di giardiniere, va a convivere con Helle, frequenta l'unico grande amico del liceo, Jørn, cerca in ogni modo di restare nell'ombra. Eppure, a un certo punto, tutto crolla: Helle lo lascia e perde il lavoro. Mattias si ritrova nelle sperdute e lontane Isole Faroe, si allontana dagli amici e dai genitori e decide di non tornare. Accolto in un centro di riabilitazione per persone affette da disturbi psichici, guidato dal medico Havstein e coccolato dai suoi compagni, Mattias riscopre la sua dimensione, come se i meccanismi frantumati del suo essere riuscissero a ricomporsi proprio lì, in uno dei luogo più sperduti e isolati della terra.
Importante e forte il ruolo dell'ambiente in cui si svolge la vicenda: le Isole Faroe emergono predominanti all'interno della narrazione, fornendo lo scheletro su cui le vicende si sviluppano.
La vicenda di Mattias è la storia di un anti-protagonista, di chi non vuole primeggiare, di chi lotta per avere il diritto di stare nel mondo senza sgomitare e dimostrare di valere qualcosa. Un personaggio ambiguo, pieno di contraddizioni e di paure, di ansie e desideri, un personaggio che difficilmente si ama ma che si osserva come una creatura delicata e interessante, rara e speciale, che compie delle scelte talmente anomale da suscitare rabbia e al tempo stesso ammirazione.
Harstad ha un grande, innegabile, pregio; riesce a raccontare una vicenda priva di grossi colpi di scena o di eventi importanti con una grazia e una leggerezza tale da rendere densa e profonda una storia fondamentalmente banale. La capacità dello scrittore di cimentarsi in una narrazione così facilmente soggetta alla banalità e al "già detto" e uscirne assolutamente vincente, dimostrano la grande capacità narrativa di un autore sicuramente da leggere.

"Non tutti vogliono dirigere un'azienda. Non tutti vogliono essere i più grandi campioni del paese o far parte di svariati consigli d'amministrazione, non tutti vogliono avere i migliori avvocati, non tutti vogliono aprire gli occhi ogni mattina sul trionfo o la rovina nei titoli dei giornali.
Qualcuno vuol essere la segretaria che resta fuori quando si chiudono le porte della riunione, qualcuno vuole guidare la macchina del capo anche il giorno di Pasqua [...] qualcuno non vuole andare in tivù, alla radio, sui giornali. Qualcuno vuole vedere il film, non esserci dentro. Qualcuno vuole fare il pubblico."

Voto: 4 stelline

venerdì 13 febbraio 2015

L'energia del vuoto

Bentrovati amici,

come procedono le vostre letture?
Io sto saltellando da un autore all'altro, a volte con enorme piacere altre con disappunto. Oggi vorrei parlare di un romanzo di un autore italiano: L'energia del vuoto di Bruno Arpaia.


Scheda tecnica: pubblicato nel 2011 da Guanda nella collana Narratori della fenice, al prezzo di 16.50 euro, è opera di Bruno Arpaia, nato nel 1957 nel napoletano, giornalista, traduttore e consulente editoriale, autore di molti libri e romanzi spesso premiati e di una conversazione con Luis Sepùlveda Raccontare, resistere.

L'energia del vuoto è un romanzo che vuole in primo luogo essere uno strumento di divulgazione scientifica. La vicenda è ambientata al Cern di Ginevra, all'interno dell'elité intellettuale che sta lavorando al Large Hadron Collider, l'Lhc, il più potente acceleratore di particelle mai costruito al mondo. L'attesa e i febbrili lavori che i fisici sperimentali e teorici stanno compiendo per prepararsi alle rivoluzioni che inevitabilmente porterà l'Lhc nel mondo della fisica sono testimoniati da una giornalista spagnola, Nuria Mureno, giunta ad intervistare la responsabile di uno degli esperimenti che verranno condotti, Emilia Vinas, ricercatrice appassionata e competente.
Le ricerche sono però adombrate da sospetti e imbrogli volti a boicottare e sabotare il portato scientifico dell'Lhc. Sabotaggi da cui Pietro e Nico, marito e figlio di Emilia, cercano, inconsapevolmente di scappare.
Scarna, molto scarna, la trama. Tutto si regge intorno a un reticolato molto sottile e privo di alcuno spessore stilistico e narrativo. Solo intorno alla metà del libro si comprende, parzialmente, il senso della fuga di Pietro e Nico e si ha il vago sentore della presenza di una trama. La vicenda è talmente banale che avrebbe potuto non essere raccontata.
Chiaro l'intento dell'autore: descrivere, in modo comprensibile e chiaro, alcuni importanti - e interessantissimi - principi della fisica moderna, dalla relatività alla meccanica quantistica, fino alla teoria delle superstringhe. Sicuramente un ottimo modo per conoscere e avvicinarsi, seppur con rispetto e da lontano, all'affascinante campo di ricerche sullo spazio, sul tempo e sul vuoto.
Grazie alle domande della giornalista, Nuria, che vengono rivolte ai vari ricercatori presenti nel libro, le opinioni e le tesi vengono esposte e chiarite in termini ampiamente divulgativi.
A parte l'apprezzabile interesse nei confronti della fisica, il romanzo risulta, però, banale e scialbo, privo di una benché minima "voce" letteraria.
Probabilmente sarebbe stato più credibile un saggio divulgativo sugli argomenti trattati.

Voto:  1 stellina

lunedì 9 febbraio 2015

Sostiene Pereira

Buongiorno cari booklovers,

dopo una pausa, torniamo con altri libri e altre recensioni. Oggi parliamo di un classico, oramai, della letteratura italiana: Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi, che gli valse il Premio Campiello nel 1994.



Scheda tecnica: pubblicato nel 1994 da Feltrinelli nella collana Universale Economica (ora in commercio a 6 euro), è l'opera più famosa dello scrittore italiano Antonio Tabucchi (1943-2012), profondo conoscitore della cultura portoghese, grande traduttore e critico del poeta Fernando Pessoa. Con Sostiene Pereira vince il Premio Campiello, il Premio Scanno, il Premio Jean Monnet per la Letteratura Europea, ed è finalista all'International IMPAC Dublin Literary Award. Roberto Faenza ne trae un film nel 1995, con Marcello Mastroianni nella parte di Pereira. Ben presto questo testo diventa simbolo del diritto alla libera informazione e della lotta alle dittature.

Ambientato a Lisbona nel caldo agosto del 1938, nel delicato periodo della dittatura di António de Oliveira Salazar che esercitò il suo dominio dal 1932 al 1968, mentre in Spagna le forze repubblicane cercano di contrastare l'avanzata di Francisco Franco, appoggiato da italiani e tedeschi, il dottor Pereira, direttore della pagina culturale di un giornale del pomeriggio, il Lisboa, si preoccupa esclusivamente del caldo, delle sue condizioni di salute e del pensiero della morte.
Dopo trentanni trascorsi ad occuparsi di cronaca nera, ha accettato di dirigere, da solo, la pagina culturale di un giornale di media diffusione, sulle cui pagine traduce scrittori francesi dell'Ottocento, prepara ricorrenze e necrologi. Unica sua compagnia il ritratto della moglie morta, unica depositaria dei suoi pensieri più profondi.
La tranquilla e defilata vita di Pereira viene sconvolta dall'incontro con tre ragazzi: Monteiro Rossi, nuovo collaboratore di Pereira, assunto per scrivere necrologi di scrittori che potrebbero morire, Maria, la fidanzata di Monteiro, e il cugino di Monteiro, giunto in Portogallo per assoldare ribelli al regime dittatoriale di Franco.
L'incontro con Monteiro Rossi sconvolge e turba Pereira che, sostiene, inizia a provare una profonda inquietudine: aiuta i giovani economicamente e cambia, impercettibilmente, il taglio della sua rivista culturale.
Il susseguirsi degli eventi, l'incontro con il dottor Cardoso in una clinica talassoterapica, che lo aiuta a comprendere il cambiamento in atto nel suo animo, producono una climax ascendente emozionale che culmina nel tragico epilogo e nel coraggioso, eroico, gesto di Pereira che proclama con dignità e onore il diritto a dire veramente quello che il Portogallo sta vivendo.
Nonostante la brevità del romanzo, di soli 216 pagine, innegabile è la maestria di Tabucchi, abilissimo nel descrivere una Lisbona appesantita dalla cappa di arsura estiva e dalla censura che veglia e vigila sui comportamenti dei cittadini. Le immagini, semplici e potenti, che Tabucchi riesce a costruire sono opera di uno scrittore che non solo conosce a fondo il Portogallo e la sua cultura, ma lo ama profondamente.
Il personaggio di Pereira, le sue nevrosi, i suoi soliloqui con la moglie, i suoi problemi di peso e di cuore, la sua passione per le limonate, l'ossessione per la morte e la resurrezione della carne, la sua lenta e inquieta evoluzione è prova emblematica della complessità e varietà dell'animo umano, che solo pochi, grandi, scrittori sono in grado non solo di cogliere ma anche di trasmettere.
Elemento caratterizzante della narrazione è il ricorrere del sintagma "sostiene Pereira" come se il racconto fosse tratto da un verbale di un processo giudiziario, un processo di fronte a chi? 
Probabilmente il tribunale della vita...

"Non è questo, sostiene di aver ammesso Pereira, il fatto è che mi è venuto un dubbio: e se quei due ragazzi avessero ragione? In tal caso avrebbero ragione loro, disse pacatamente il dottor Cardoso, ma è la Storia che lo dirà e non lei, dottor Pereira. Sì, disse Pereira, però se loro avessero ragione la mia vita non avrebbe senso, non avrebbe senso aver studiato a Coimbra e avere sempre creduto che la letteratura fosse la cosa più importante del mondo, non avrebbe senso che io diriga la pagina culturale di questo giornale del pomeriggio dove non posso esprimere la mia opinione e dove devo pubblicare racconti dell'Ottocento francese, non avrebbe senso più niente..."

Voto: 5 stelline

PS. Appuntamento al gruppo di lettura giovedì 12 febbraio, alle 21, presso la biblioteca civica di Desio per discutere di questo libro!

martedì 30 dicembre 2014

Soffocare

Buonasera cari booklovers,

concludiamo l'anno con un consiglio di lettura e una recensione di un bravo scrittore americano che vi consiglio di aggiungere all'elenco dei libri da leggere nel 2015: Soffocare di Chuck Palahniuk.


Scheda tecnica: pubblicato nel 2001 in America e nel 2002 in Italia da Mondadori (l'edizione Oscar costa 10 euro), è opera di Palahniuk, nato a Portland nel 1962 e diventato famoso per il romanzo Fight Club (1996) da cui è stato tratto il film interpretato da Brad Pitt. Dopo il successo, Palahniuk ha continuato a scrivere e pubblicare romanzi, tra cui quello di cui parleremo oggi, il cui protagonista è Victor Mancini, ex studente di medicina, sessodipendente, fallito e imbroglione.

Il protagonista di questa storia non brilla per alcuna dote morale o fisica: Palahniuk tratteggia la classica figura di chi non ce l'ha fatta, di chi non ha avuto sconti dalla vita e non è riuscito a uscirne. 
Figlio di una donna drogata e piena di problemi giudiziari, sballottato da una famiglia adottiva all'altra, Victor Mancini parla in prima persona e si racconta, senza fronzoli senza perbenismo senza giustificazioni, mostrando la miseria della sua vita. Lo troviamo a lavorare in un luogo bizzarro, come figurante all'interno di una città che pretende di ricreare l'ambientazione storica di fine Settecento e di attrarre turisti e curiosi; costretto a sottostare all'umiliazione di un lavoro di questo genere, malpagato, Victor arrotonda fingendo, quasi ogni sera, di soffocare. Ogni volta un ristorante diverso, ogni volta la stessa scena: il finto soffocamento e poi una persona che si butta su di lui e lo salva, diventando un eroe e dando, spesso, senso alla propria esistenza al punto da sentirsi in dovere di aiutare, soprattutto economicamente, il povero Victor.
Victor che è anche, e soprattutto, un sessodipendente a caccia costante di endorfine e di emozioni che possano fargli dimenticare, anche solo per un momento, la desolazione della sua esistenza.
Siamo di fronte, qui, a uno dei tanti romanzi che vengono pubblicati in questo periodo dove il protagonista incarna tutte le caratteristiche di quegli innumerevoli uomini medi, infelici e falliti, incapaci di reagire e sconfiggere le proprie dipendenze, costretti a trovare inganni e sotterfugi nel tentativo di rimanere a galla.
Soffocare non trasmette alcun messaggio di fiducia: non c'è redenzione, non c'è evoluzione, non c'è cambiamento - se non vagamente accennato nel finale -, c'è solo la storia di un uomo che subisce e che a sua volta aggredisce, la storia delle persone che gravitano intorno alla sua vita, dalla madre ormai vecchia e ricoverata in un ospizio alle donne con cui condivide la sua dipendenza e all'amico Denny, leale e presente, in un vorticare di volti e nomi di figure tutte, nessuna esclusa, accomunate dalla follia. C'è solo la storia di persone. Persone che non sono buone o cattive, pazze o sane, persone su cui non è possibile formulare un giudizio netto, proprio perché sono semplicemente questo: uomini.
Se da una parte Palahniuk non racconta nulla di nuovo ma propone un tema che molto spesso la letteratura contemporanea presenta, pregevole è il modo attraverso cui orchestra la narrazione. La decisione di far parlare direttamente il personaggio, di permettere al lettore di penetrare all'interno dei suoi pensieri e di rovistare nel suo passato, il tono lucido e spesso tagliente che Victor stesso utilizza per rimarcare le sue scelte e descrivere i suoi ricordi, costituiscono interessanti mezzi stilistici che lo scrittore mette in campo per costringere il lettore a immergersi - provare empatia è impossibile - nella narrazione e non uscirne indenni.

"Possiamo passare la vita a farci dire dal mondo cosa siamo. Sani di mente o pazzi. Stinchi di santo o sessodipendenti. Eroi o vittime. A lasciare che la storia ci spieghi se siamo buoni o cattivi.
A lasciare che sia il passato a decidere il nostro futuro.
Oppure possiamo scegliere da noi.
E forse inventare qualcosa di meglio è proprio il nostro compito."

Voto: 3 stelline



lunedì 8 dicembre 2014

Il birraio di Preston

Buonasera cari book lovers,

come è andato questo lungo w-e? Vi siete dedicati a letture e ozii?
Per salutarci e iniziare la settimana con maggiore energia, vi propongo un romanzo di uno scrittore italiano amatissimo: Il birraio di Preston di Andrea Camilleri.


Scheda tecnica: pubblicato per la prima volta nel 1995 da Sellerio e acquistabile al prezzo di 10 euro, è opera del famosissimo scrittore siciliano Andrea Camilleri, Lasciato da parte, per una volta, il suo commissario Montalbano, Camilleri orchestra una narrazione articolata e raffinata ispirata a un fatto di cronaca: nell'Inchiesta sulle condizioni sociali ed economiche della Sicilia (1875-1876) si accenna infatti a malumori causati dal desiderio del prefetto Fortuzzi di inaugurare il nuovo teatro di Caltanisetta con l'opera, sconosciutissima e male accolta dai siciliani, de Il birraio di Preston.

Ventiquattro capitoli distribuiti in 162 pagine. Non dimenticate di sbirciare alla fine dell'indice perché troverete una piccola sorpresa e una chiave di lettura del romanzo.
Camilleri ambienta i fatti nel paesino di Vigàta, alternando in ogni capitolo vari protagonisti della vicenda. I vigatesi rifiutano categoricamente l'imposizione, da parte del prefetto, di inaugurare il nuovo teatro con l'opera di un certo Luigi Ricci, compositore dotato di scarso talento e poco amato dal pubblico. Tutti si domandano i motivi che hanno indotto il prefetto, originario di Firenze, a imporre ai siciliani questa scelta. 
Nel corso del racconto si alternano molte voci: dal prefetto, che cerca di conoscere la Sicilia attraverso i libri illustrati ed evitando accuratamente di uscire dall'ufficio, a don Memè, che assicura il suo appoggio al prefetto, utilizzando mezzi poco leciti e illegali per far trionfare le ragioni del fiorentino; dal mazziniano Traquardi che si rifugia a Vigàta e organizza, insieme a due compari, l'incendio del teatro poco dopo la funesta inaugurazione, al delegato Puglisi che tenta di far luce sull'origine dell'incendio, responsabile della morte di due persone, per soffocamento da fumo, e una terza, uccisa dai soldati del prefetto.
In un crescendo di immagini e dialoghi, siamo travolti dalla descrizione del triste epilogo all'inaugurazione del teatro: la popolazione, costretta dai soldati ad assistere alla rappresentazione del Birraio, si spaventa e inizia a fuggire a causa di una clamorosa stecca della cantante lirica Maddalena Paolazzi, dando vita a una scena grottesca e surreale di scontro tra civili e soldati e panico collettivo. In mezzo a questo caos, Puglisi, seduto su una poltrona, si tiene la testa tra le mani.
Pregio notevole di questo libro sta nell'abile architettura narrativa: i capitoli non seguono alcun ordine logico ma sono giustapposti l'uno all'altro in modo da restituire al lettore un pezzetto del grande puzzle che compone la vicenda, confusa e intricata. Ogni capitolo segue il pensiero e le azioni di uno dei protagonisti con una vividezza narrativa e, soprattutto, linguistica che rendono ogni parola ricca di significato. Il lavoro che fa Camilleri sul linguaggio è straordinario: i dialoghi costellano tutto il romanzo e si alterna il dialetto siciliano a quello toscano con una proprietà e capacità di linguaggio ammirevole. Su tutto regna l'ironia, l'arguzia, il gioco di parole, la sensazione che l'autore sta ridendo dei suoi compaesani, così pieni di contraddizioni, di luci ed ombre.

"E qui capitarono altre storie. Come quella di Sciaverio che, assicutato da un milite, gli sparò un colpo che lo pigliò alla mano o come quella del milite Micciché Francesco che, andando appresso a uno, nel passare dintra un vicolo stritto stritto gli arrivò in testa un càntaro chino di merda e pisciazza. A tutta la battaglia il diligato Puglisi non partecipò.
Fin dal principio del burdello si era assittato sconfortato su una seggia della platea e si era pigliato la testa tra le mani."

Voto: 3 stelline

Per chi fosse interessato a parlare del libro, appuntamento, dal vivo, alla Biblioteca di Desio giovedì 11 alle 21!

sabato 29 novembre 2014

La signora delle camelie

Buonasera care e cari book lovers,

che ne dite di leggere qualche buon classico?
Oggi vi propongo un romanzo annoverato tra i classici del Romanticismo ma che può essere letto ancora oggi con un certo piacere: La signora delle camelie di Alexandre Dumas.


Scheda tecnica: l'edizione che vi propongo è quella Oscar Mondadori, pubblicata per la prima volta nel 1981 ma ristampata più e più volte, al prezzo di 8.50 euro.
L'autore, Alexandre Dumas, nasce nel 1824 a Parigi dal famoso scrittore Alexandre Dumas e da Catherine Labay, con cui trascorre l'infanzia, non riconosciuto dal padre. Compone La signora delle camelie nel 1848 in un mese soltanto, riportando la storia romanzata della sua relazione con Marie Duplessis, una prostituta di cui si innamora perdutamente. Il successo del romanzo è vasto e ispira a Verdi una delle sue opere più famosi La traviata.

Riesce difficile dare un giudizio netto riguardo a questo libro e tante sono le considerazioni e le riflessioni che andrebbero fatte.
In primo luogo non bisogna dimenticare il periodo storico in cui è stato concepito: Dumas scrive in pieno Ottocento, nel periodo di massima fioritura del Romanticismo.
In secondo luogo, occorre sempre ricordarsi che siamo di fronte a una storia vissuta in prima persona da un Dumas giovane che decide di trascrivere e riportare una porzione della sua vita, apparentemente senza grosse pretese letterarie. Lui stesso infatti dice alla fine del libro che l'unico merito della sua storia è quello di "esser vera". Qui, probabilmente, risiede il valore di questo romanzo, questa sua pretesa di essere storia vera, narrata con slancio e passione da un autore che riporta fedelmente una porzione della sua esperienza personale. Proprio questo aspetto conquisterà il pubblico dei contemporanei, che accolse con grande favore la pubblicazione del testo, a differenza di intellettuali e i critici, sempre aspri delatori di Dumas,
La vicenda ruota attorno alla travagliata storia d'amore tra Armando, giovane di ceto borghese in cerca di fortuna a Parigi, e Margherita, la più bella cortigiana della città, ambita e ammirata, piena di amanti e mantenuta da un ricco duca. Tra Armando e Margherita nasce un sentimento profondo, intenso, tragico.
Se da un lato ci affascina la storia di questa prostituta che si innamora e che si sacrifica per il vero amore, dall'altra siamo un pochino perplessi dai toni e dal melodramma che emerge la vicenda.
Da un punto di vista strettamente narrativo e stilistico Dumas non sembra brillare, tranne per una trovata interessante (che non inventa lui ): crea il suo doppio. L'io narrante riporta le vicende, dicendo di aver ascoltato, e letto, le parole del protagonista, Armando. Il lettore sa che il narratore altri non è che il doppio di Dumas, reale protagonista della vicenda, ma questo artificio permette non solo di dare credibilità alla narrazione ma anche di tentare di descrivere con coerenza e logica le passioni e gli amori dei protagonisti.
La vicenda, però, coinvolge. L'intensa e appassionata storia che si consuma ha il pregio di esaltare il personaggio di Margherita, eroina moderna, esempio di vero amore, disposta a sacrificarsi e a cambiare, radicalmente, per il suo Armando.
I toni sono quelli del romanticismo, il ritmo pure, non stupiamoci di leggere un romanzo con stile e velocità diversa rispetto a quello che ci capita di leggere ora. Siamo nelll'Ottocento.
Resta, però, prodigiosa la sua capacità di emozionare e scavare nell'animo umano, capacità che rende questo romanzo comprensibile anche a noi, duecento anni dopo. 

"Non voglio trarre da questo racconto la conclusione che tutte le donne del genere di Margherita siano capaci del suo tanto sacrificio: me ne guarderei bene. Ma venni a sapere che una di esse aveva provato nella sua vita un amore serio, ne aveva sofferto, ne era morto: e ho raccontato al lettore quello che sapevo. Era mio dovere."

Voto: 8 stelline

mercoledì 19 novembre 2014

#weekly quotes



C'era come la sensazione che mentre gli uomini vanno e vengono, nascono e muoiono, i libri invece godono di eternità. Quand'ero piccolo, da grande volevo diventare un libro. Non uno scrittore, un libro: perché le persone le si può uccidere come formiche. Anche uno scrittore, non è difficile ucciderlo. Mentre un libro, quand'anche lo si distrugga con metodo, è probabile che un esemplare comunque si salvi e preservi la sua vita di scaffale, una vita eterna, muta, su un ripiano dimenticato in qualche sperduta biblioteca a Reykjavik, Valladolid, Vancouver.

Amos Oz