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venerdì 13 febbraio 2015

L'energia del vuoto

Bentrovati amici,

come procedono le vostre letture?
Io sto saltellando da un autore all'altro, a volte con enorme piacere altre con disappunto. Oggi vorrei parlare di un romanzo di un autore italiano: L'energia del vuoto di Bruno Arpaia.


Scheda tecnica: pubblicato nel 2011 da Guanda nella collana Narratori della fenice, al prezzo di 16.50 euro, è opera di Bruno Arpaia, nato nel 1957 nel napoletano, giornalista, traduttore e consulente editoriale, autore di molti libri e romanzi spesso premiati e di una conversazione con Luis Sepùlveda Raccontare, resistere.

L'energia del vuoto è un romanzo che vuole in primo luogo essere uno strumento di divulgazione scientifica. La vicenda è ambientata al Cern di Ginevra, all'interno dell'elité intellettuale che sta lavorando al Large Hadron Collider, l'Lhc, il più potente acceleratore di particelle mai costruito al mondo. L'attesa e i febbrili lavori che i fisici sperimentali e teorici stanno compiendo per prepararsi alle rivoluzioni che inevitabilmente porterà l'Lhc nel mondo della fisica sono testimoniati da una giornalista spagnola, Nuria Mureno, giunta ad intervistare la responsabile di uno degli esperimenti che verranno condotti, Emilia Vinas, ricercatrice appassionata e competente.
Le ricerche sono però adombrate da sospetti e imbrogli volti a boicottare e sabotare il portato scientifico dell'Lhc. Sabotaggi da cui Pietro e Nico, marito e figlio di Emilia, cercano, inconsapevolmente di scappare.
Scarna, molto scarna, la trama. Tutto si regge intorno a un reticolato molto sottile e privo di alcuno spessore stilistico e narrativo. Solo intorno alla metà del libro si comprende, parzialmente, il senso della fuga di Pietro e Nico e si ha il vago sentore della presenza di una trama. La vicenda è talmente banale che avrebbe potuto non essere raccontata.
Chiaro l'intento dell'autore: descrivere, in modo comprensibile e chiaro, alcuni importanti - e interessantissimi - principi della fisica moderna, dalla relatività alla meccanica quantistica, fino alla teoria delle superstringhe. Sicuramente un ottimo modo per conoscere e avvicinarsi, seppur con rispetto e da lontano, all'affascinante campo di ricerche sullo spazio, sul tempo e sul vuoto.
Grazie alle domande della giornalista, Nuria, che vengono rivolte ai vari ricercatori presenti nel libro, le opinioni e le tesi vengono esposte e chiarite in termini ampiamente divulgativi.
A parte l'apprezzabile interesse nei confronti della fisica, il romanzo risulta, però, banale e scialbo, privo di una benché minima "voce" letteraria.
Probabilmente sarebbe stato più credibile un saggio divulgativo sugli argomenti trattati.

Voto:  1 stellina

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