come è andato questo lungo w-e? Vi siete dedicati a letture e ozii?
Per salutarci e iniziare la settimana con maggiore energia, vi propongo un romanzo di uno scrittore italiano amatissimo: Il birraio di Preston di Andrea Camilleri.
Scheda tecnica: pubblicato per la prima volta nel 1995 da Sellerio e acquistabile al prezzo di 10 euro, è opera del famosissimo scrittore siciliano Andrea Camilleri, Lasciato da parte, per una volta, il suo commissario Montalbano, Camilleri orchestra una narrazione articolata e raffinata ispirata a un fatto di cronaca: nell'Inchiesta sulle condizioni sociali ed economiche della Sicilia (1875-1876) si accenna infatti a malumori causati dal desiderio del prefetto Fortuzzi di inaugurare il nuovo teatro di Caltanisetta con l'opera, sconosciutissima e male accolta dai siciliani, de Il birraio di Preston.
Ventiquattro capitoli distribuiti in 162 pagine. Non dimenticate di sbirciare alla fine dell'indice perché troverete una piccola sorpresa e una chiave di lettura del romanzo.
Camilleri ambienta i fatti nel paesino di Vigàta, alternando in ogni capitolo vari protagonisti della vicenda. I vigatesi rifiutano categoricamente l'imposizione, da parte del prefetto, di inaugurare il nuovo teatro con l'opera di un certo Luigi Ricci, compositore dotato di scarso talento e poco amato dal pubblico. Tutti si domandano i motivi che hanno indotto il prefetto, originario di Firenze, a imporre ai siciliani questa scelta.
Nel corso del racconto si alternano molte voci: dal prefetto, che cerca di conoscere la Sicilia attraverso i libri illustrati ed evitando accuratamente di uscire dall'ufficio, a don Memè, che assicura il suo appoggio al prefetto, utilizzando mezzi poco leciti e illegali per far trionfare le ragioni del fiorentino; dal mazziniano Traquardi che si rifugia a Vigàta e organizza, insieme a due compari, l'incendio del teatro poco dopo la funesta inaugurazione, al delegato Puglisi che tenta di far luce sull'origine dell'incendio, responsabile della morte di due persone, per soffocamento da fumo, e una terza, uccisa dai soldati del prefetto.
In un crescendo di immagini e dialoghi, siamo travolti dalla descrizione del triste epilogo all'inaugurazione del teatro: la popolazione, costretta dai soldati ad assistere alla rappresentazione del Birraio, si spaventa e inizia a fuggire a causa di una clamorosa stecca della cantante lirica Maddalena Paolazzi, dando vita a una scena grottesca e surreale di scontro tra civili e soldati e panico collettivo. In mezzo a questo caos, Puglisi, seduto su una poltrona, si tiene la testa tra le mani.
Pregio notevole di questo libro sta nell'abile architettura narrativa: i capitoli non seguono alcun ordine logico ma sono giustapposti l'uno all'altro in modo da restituire al lettore un pezzetto del grande puzzle che compone la vicenda, confusa e intricata. Ogni capitolo segue il pensiero e le azioni di uno dei protagonisti con una vividezza narrativa e, soprattutto, linguistica che rendono ogni parola ricca di significato. Il lavoro che fa Camilleri sul linguaggio è straordinario: i dialoghi costellano tutto il romanzo e si alterna il dialetto siciliano a quello toscano con una proprietà e capacità di linguaggio ammirevole. Su tutto regna l'ironia, l'arguzia, il gioco di parole, la sensazione che l'autore sta ridendo dei suoi compaesani, così pieni di contraddizioni, di luci ed ombre.
"E qui capitarono altre storie. Come quella di Sciaverio che, assicutato da un milite, gli sparò un colpo che lo pigliò alla mano o come quella del milite Micciché Francesco che, andando appresso a uno, nel passare dintra un vicolo stritto stritto gli arrivò in testa un càntaro chino di merda e pisciazza. A tutta la battaglia il diligato Puglisi non partecipò.
Fin dal principio del burdello si era assittato sconfortato su una seggia della platea e si era pigliato la testa tra le mani."
Voto: 3 stelline
Per chi fosse interessato a parlare del libro, appuntamento, dal vivo, alla Biblioteca di Desio giovedì 11 alle 21!

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