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sabato 26 luglio 2014

La nemica

Buongiorno cari book lovers,

come procedono le vostre letture?
Oggi voglio parlarvi della mia ultima lettura: La nemica di Irène Némirovsky.


Scheda tecnica: pubblicato nel 2013 da Elliot Edizioni al costo di 16 euro, è il secondo romanzo della Némirovsky, mai apparso in Italia prima d'ora. La scrittrice, nata a Kiev nel 1903, figlia di ebrei, si convertì al cristianesimo nel 1939 ma venne ugualmente deportata dai nazisti ad Auschwitz, dove trovò la morte nel 1942. Nel 2004 è stato ritrovato il romanzo Suite francese, edito da Adelphi, che le ha procurato una fama e un successo internazionale.

Siamo nella Parigi degli anni Venti e Trenta. Qui si svolgono le vicende di un'anomala famiglia della bassa borghesia. Gabri e Michette, undici e sei anni, hanno una madre distratta, interessata più alle relazioni con uomini diversi che alle figlie, abbandonate a se stesse e alla sporcizia e miseria quotidiana. Il padre vive in Polonia, alla ricerca di fortuna. Si consuma un dramma familiare che sconvolgerà la vita di Gabri, protagonista della vicenda - entro cui si notano molti riferimenti autobiografici alla vita della scrittrice - e narratrice dei fatti narrati.
Seguiamo il percorso di formazione della ragazza, che da bimba diventa donna attraente, e il suo tormentato rapporto con la madre, odiata profondamente al punto di procurarle dolore, poi affrontata e, in parte, compresa. Un rapporto destinato a implodere e a sciogliersi solo attraverso la catarsi finale.
La Némirovsky mostra di avere grandi doti narrative e di essere in grado di sondare in profondità le intricate passioni ed emozioni femminili. Il percorso di Gabri è costellato da momenti cupi e drammatici, pensieri di odio e rancore. Gabri non è un'eroina romantica, odia, piange, subisce le scelte sbagliate della madre, ma allo stesso tempo scopre l'amore, prova la felicità, diventa consapevole del suo potere di donna e lo utilizza per i suoi scopi.
La catarsi finale e la sua drammaticità costituiscono l'unica vera soluzione all'intricato groviglio di sentimenti che provano i personaggi.
Intenso lo stile, straordinari i personaggi. Un romanzo degno del nome e della fama di questa scrittrice.

"Non si dicevano nulla; di comune accordo sembravano evitare le parole, le spiegazioni, come i rimorsi e i rimpianti. Le parole che avrebbero potuto dirsi erano troppo profonde, troppo gravi, troppo cariche di un significato terribile. Allora preferivano tacere, stanchi come tutte le persone felici, perché erano felici nonostante tutto, della strana felicità dei pazzi."

Voto: 4 stelline

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