le vacanze estive, almeno per me, si sono ormai concluse, ahimè.
Riprendiamo le nostre lettura con una proposta molto interessante che mi è arrivata grazie a un forum davvero carino che ho iniziato a frequentare: Se la vita che salvi è la tua di Fabio Geda.
Scheda tecnica: pubblicato nel 2014 da Einaudi al costo di 17,50 euro, è l'ultimo romanzo di Fabio Geda. Nato nel 1972 a Torino, tradotto in più di trenta paesi, ha vinto numerosi premi tra cui il Premio Grinzane e il suo Nel mare ci sono i coccodrilli è stato nominato Libro dell'anno di Fahrenheit. Questo romanzo, ambientati ai giorni nostri, racconta le vicende di Andrea, insegnante precario di storia dell'arte, e della sua ricerca della felicità.
Attraverso le 230 pagine del romanzo, Geda ci accompagna attraverso la storia di Andrea, trentasette anni, insegnante di arte senza una cattedra fissa, costretto a barcamenarsi tra una supplenza e un'altra, nonostante la laurea in architettura. Ha una moglie, con cui vive una profonda crisi coniugale dopo l'aborto spontaneo che fa sprofondare Agnese, la sua compagna, in una grande depressione.
Decide di fare un viaggio a New York per trascorrere una settimana nel luogo che conserva tanti ricordi del suo passato e per ammirare una mostra al Metropolitan Museum, dedicata alla pittura del secolo d'oro olandese. Nonostante l'ostilità della moglie parte e rimane estasiato davanti al quadro di Rembrandt "Il ritorno del figliol prodigo" al punto da posticipare la sua partenza, ancora e ancora, pur di poter continuare a contemplare l'opera. Inizia un percorso di allontanamento e deviazione, che spingerà il protagonista a toccare le miserie e bassezze dell'animo umano e sprofondandolo in una desolazione da cui, però, troverà la forza di alzarsi, ripulito e fortificato, come in una sorta di cammino di espiazione e purificazione attraverso il dolore e le sofferenze.
Geda è davvero un grande scrittore, dotato di una notevole capacità descrittiva. Scava, analizza, mostra i personaggi non come figure positive o come eroi da emulare ma semplicemente come persone. Il
personaggio di Andrea irrita parecchio. Sembra non essere in grado di scegliere, galleggia in attesa che qualcosa o qualcuno lo salvi ma non fa nulla per conquistarsi la felicità, anzi procura dolore alle persone vicine. Non lotta, almeno fino a un certo punto. Paradossalmente è proprio questo l'elemento che ho apprezzato di più nel romanzo: la presenza di questo anti-eroe che è uno dei tanti, una persona comune, che però a un certo punto, decide. E diventa uomo.
"Non sto nemmeno a raccontarti quanto fosse legato a suo padre, dice Ary. Non sapeva ancora camminare che già tentava di nascondergli la bottiglia. E ha sempre avuto questa sorprendente, stupefacente capacità di non deprimersi di fronte all'inevitabile fallimento delle sue missioni di soccorso. Mai. Quasi fosse conscio del fatto che le persone, ecco... che alla fine le persone si salvano se vogliono essere salvate. E nulla più. Che ha senso provarci, ma non farne una malattia."
Voto: 4 stelline

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