oggi discutiamo di un romanzo pubblicato nel lontano 1994, il cui autore, confesso, mi era del tutto sconosciuto e che ho scoperto per puro caso, recentemente, leggendo una sorta di manuale per scrittori, E così vorresti fare lo scrittore, ad opera di Giuseppe Culicchia. Questo manuale-saggio ironico/comico, da poco pubblicato da Laterza, offriva consigli e suggerimenti agli aspiranti scrittori, tratteggiando un ritratto poco lusinghiero del dorato mondo dell'editoria italiana con una buona dose di ironia. Incuriosita, ho deciso di scovare il libro che ha reso famoso Culicchia e gli ha poi aperto le porte del successo, al punto da concedere all'autore il diritto di comporre un libro ricco di suggerimenti per i futuri scrittori: Tutti giù per terra.
Scheda tecnica: edito da Garzanti nella collana Elefanti nel 1994 al prezzo di 8.90 euro, costituisce l'esordio narrativo di Culicchia, che a ventotto anni, studente fuori corso alla facoltà di lettere e filosofia, commesso in una libreria, ha scritto questo romanzo ambientato a Torino alla fine degli anni 80.
La lettura di questo romanzo ha confermato l'impressione che mi ero fatta leggendo il più recente manuale scritto dall'autore: tanto fumo, poca sostanza.
La trama è debole, banale, ai limiti della decenza. La vicenda si snoda attorno alle scelte e agli snervanti dubbi esistenziali di un ragazzo che, iscritto - guarda caso - alla facoltà di Filosofia, preferisce non partecipare alla vita universitaria e dedicarsi al Servizio Civile presso un ufficio preposto ai rapporti con gli immigrati. Durante questo periodo lavorativo si confronta con la realtà degradante di un posto di lavoro mal organizzato, colleghi di lavoro arrivisti, amiche che tentano di introdurlo nella movida torinese e un padre che puntualmente degrada le sue scelte di vita.
Nel tentativo di proporre un ritratto molto poco lusinghiero e molto sconfortante della realtà giovanile, priva di qualsiasi punto di riferimento positivo e stabile, Culicchia, a mio avviso, si lascia andare a una banalità e mancanza di stile letterario che rendono noiosa e priva di interesse la vicenda.
Evidente la componente biografica nella figura del protagonista, che ovviamente - e volutamente - non suscita simpatie nel lettore, il quale conclude la lettura con la sensazione di non aver in alcun modo avuto un vero e profondo ritratto di quello che lo scrittore puntava a descrivere.
Carente lo stile narrativo, che impedisce alla trama, noiosa sì ma potenzialmente piacevole, di decollare.
"Mentre compilavo la bolla di consegna non potevo fare a meno di scrutare tra la folla attraverso le vetrine. Avrei voluto essere da qualsiasi altra parte tranne che lì. Alla fine ero diventato anche io un commesso. Dalla mia gabbia guardavo fuori, ma non c'era più nulla da vedere."
Voto: 1 stellina

Nessun commento:
Posta un commento