Riprendiamo la rubrica dedicata alle recensioni di libri interessanti - e non - con un libro che non potrà mancare nei vostri scaffali: Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati.
Scheda tecnica: Dino Buzzati (San Pellegrino di Belluno, 16 ottobre 1906 – Milano, 28 gennaio 1972), è stato uno scrittore, giornalista, drammaturgo, librettista e pittore italiano. Fin da quando era uno studente collaborò al Corriere della Sera come cronista, redattore e inviato speciale. Considerato uno dei più originali scrittori italiani del Novecento, esordì nel 1933 con Bàrnabo delle montagne.
Il deserto dei Tartari l'ha consacrato nell'olimpo dei grandi autori italiani contemporanei. Edito da Mondadori al prezzo di 9,50 euro, si compone di 234 pagine.
Il deserto dei Tartari l'ha consacrato nell'olimpo dei grandi autori italiani contemporanei. Edito da Mondadori al prezzo di 9,50 euro, si compone di 234 pagine.
La vicenda è ambientata in una non ben definita terra di confine che si affaccia sul deserto dei Tartari, un tempo teatro di scontri e violente battaglie. Giovanni Drogo, subito dopo aver ricevuto la nomina di tenente, viene assegnato alla Fortezza Bastiani, ultima roccaforte prima del deserto, luogo sperduto e lontano da qualsiasi centro abitato, raggiungibile solo dopo giorni e giorni di cavalcata.
Il tenente, giovane e pieno di speranze sul futuro, cerca fin da principio di farsi trasferire da quel luogo dove tutto è immobile e dove si vive nell'eterna attesa di un nemico che non arriverà mai, perché i confini sono stati spostati da anni e i Tartari, lì, non ci sono più. La Fortezza si mostra sin dall'inizio per quello che è: un luogo dove tutto è fermo, tutto è sospeso, una prigione che destina i soldati all'oblio.
Convinto dal maggiore Matti a restare nella Fortezza per soli quattro mesi, Drogo si abitua alle rigide regole militari e alla routine che scandisce ogni momento di vita di soldati e ufficiali al punto da decidere di rimanere, con la speranza, un giorno, di fronteggiare i nemici che, secondo lui, dovranno arrivare e attaccare. La speranza di gloria e onore. Questo il motivo per cui rimane e resta per mesi. I mesi diventano anni, senza che Drogo se ne accorga. E intanto la giovinezza scorre e intanto, in città, amici e parenti proseguono nelle loro vite e nelle carriere, mentre lui, Drogo, rimane immobile, in spasmodica attesa del momento in cui anche per lui verranno gloria e onori. La giovinezza passa, la Fortezza finisce per essere quasi completamente dimenticata dai comandi dell'esercito e Drogo prosegue per inerzia la quotidianità militare, fino al giorno tanto aspettato: la venuta, dopo anni e anni di inutile attesa, di un vero esercito nemico. Però Drogo è malato e inutile: il comandante della guarnigione, il capitano Simeoni, gli ordina di abbandonare la Fortezza per lasciare spazio ai rinforzi. Sconfitto, deluso, debole, Drogo è costretto ad andarsene e a guardare gli altri prepararsi alla gloria che lui attende da tutta una vita e affrontare invece la sua battaglia personale contro la morte, che lo coglierà in un'anonima e squallida stanza di una locanda, completamente solo e dimenticato, ma non sconfitto, perché deciso ad andare incontro alla morte da soldato, senza paura.
Un romanzo magnifico, la perfetta trasposizione della vita umana, dell'inevitabile scorrere del tempo e dell'inconsapevolezza umana, la compassione – ma anche la critica – per chi proietta la sua esistenza nella speranza di "glorie e onori" futuri che condannano l'uomo all'inattività e alla inevitabile sconfitta finale.
Uno scrittore dotato di un notevole spessore compositivo e narrativo, in grado di rendere, attraverso una enorme metafora, la realtà del vivere dell'uomo contemporaneo.
"Così si continua il cammino in una attesa fiduciosa e le giornate sono lunghe e tranquille, il sole risplende alto nel cielo e sembra non abbia mai voglia di calare al tramonto. Ma a un certo punto, quasi istintivamente, ci si volta indietro e si vede che un cancello è stato sprangato alle nostre spalle, chiudendo la via del ritorno. Allora si sente che qualche cosa è cambiata, il sole non sembra più immobile ma si sposta rapidamente, ahimè, non si fa in tempo a fissarlo che già precipita verso il confine dell'orizzonte, ci si accorge che le nubi non ristagnano più nei golfi azzurri del cielo ma fuggono accavallandosi l'una sull'altra, tanto è il loro affanno; si capisce che il tempo passa e che la strada un giorno dovrà pur finire."

Uno splendido romanzo sul significato dell'attesa e sullo scorrere del tempo: Buzzati è un maestro!
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