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domenica 7 luglio 2013

La psicologia del giocatore di scacchi

Buona domenica cari lettori,

come procedono le vostre letture? Io mi sono lasciata alle spalle la La vampa d'agosto e ho tanti altri libri ad attendermi : D
Oggi continua il nostro appuntamento (che ho fissato a cadenza bisettimanale, la domenica) con i libri ludici.
Vi ricordo che questa sezione si inserisce all'interno di un meraviglioso progetto organizzato nel comune di Muggiò (la ludoteca itinerante Imprevisti & Probabilità) che intende diffondere la cultura del gioco in scatola attraverso l'organizzazione di serate o pomeriggi ludici. Il prossimo appuntamento - piccola anticipazione in esclusiva per il Club - sarà il 20 luglio! Segnatelo in agenda!

Il libro di oggi è: La psicologia del giocatore di scacchi di Reuben Fine, edito da Adelphi, 184 pp. al costo di 12 euro.

Al di là delle spiegazioni più immediate (denaro e fama), questo libro ricerca le motivazioni segrete che hanno indotto uomini dai talenti più diversi a dedicare al gioco uno smisurato spazio mentale e pratico. L’autore non offre soltanto una psicoanalisi degli scacchi, ma ripercorre la vita dei campioni del mondo e i loro conflitti: da Morphy, che si ritirò dal gioco all’età di ventidue anni per soccombere poi gradualmente a una nevrosi, a Steinitz, che in stati allucinatori giocava con Dio, concedendogli il vantaggio di un pedone e della prima mossa, da Alechin, «il sadico del mondo scacchistico», a Fischer, un genio dalle reazioni spesso incomprensibili. Il gioco degli scacchi, che incanala, e nello stesso tempo esaspera, un’aggressività implacabile, appare infatti destinato a sviluppare fantasie di onnipotenza. Non mancano però, nel libro di Fine, anche gli «anti-eroi», che cercano di resistervi: né stupisce la difficoltà della loro lotta, ove si pensi che la teoria del gioco coinvolge anche l’ideologia, tanto che si è parlato di stile capitalistico e di Scuola Sovietica, di stile individualistico e di paura del deviazionismo. L’americano Reuben Fine, che è stato tra i massimi scacchisti intorno agli anni Quaranta e ha scritto libri fondamentali sulla teoria del gioco, esercita da decenni l’attività di psicoanalista e in tale veste incontrò Fischer adolescente, come racconta in queste pagine. La psicologia del giocatore di scacchi è apparso per la prima volta nel 1956, mentre i saggi su Bobby Fischer e Boris Spassky risalgono al 1973.

Buona lettura e buon gioco :)

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